Back home

Non vi è cosa più triste di preparare i bagagli per il ritorno, e da un certo punto di vista non vi è sollievo maggiore di disfarli, una volta arrivati a casa, dopo 24 ore di viaggio. Dormire in aeroporto non potrà mai essere confortevole, così come non è facile far pipì in aereo, anche se anni di esperienza mi hanno insegnato a puntarmi con la testa contro la parete onde evitare scossoni del velivolo…

Si riapre la valigia, e scivolano fuori pezzi di viaggio e ricordi, regali per gli amici più cari e tutte quelle piccole cose prese per noi che ci ricorderanno per sempre dove siamo stati. Da buon fotografo, ho cominciato il download delle fotografie dal photobank al Mac… 100Gb tondi, tra foto e video: senza dubbio, sotto le mie aspettative. D’altra parte, ho preferito godermi di questa vacanza che potrebbe rivelarsi esser stata l’ultima di questo periodo. Rientrare a casa significa ritornare alla realtà ed agli impegni fotografici, quindi la speranza di iniziare a lavorare presso uno studio, senza mancare di continuare a lavorare, nei weekend, sui progetti personali. Se le cose andranno per il meglio, ritornerò nel meraviglioso mondo da studio dello still life, che per molti non significa nulla, ma che a mio parere è il giusto connubio tra ingegno e tecnica… e pertanto, incredibilmente stimolante (almeno per me!)

Presto inizierò la scelta delle fotografie migliori, quindi la post produzione ed infine qualche bella stampa gigantesca da portare con me nella nuova casa, assieme a Pollo, il mio nuovo pappagallino, sperando di non incorrere nelle ire del mio coinquilino

Quanto dovrei parlare di Bangkok, città degli angeli e delle coincidenze! Dopo il primo giorno, abbiamo pian piano abituato i nostri polmoni, e non lo dico per scherzo. Fare 40 gradini per passare un cavalcavia (qui ce ne sono ogni 500 metri più o meno) è impegnativo anche per chi, come me, non ha mai fumato… e da buon veneziano sono ben abituato ai ponti! Qui in città tutto si muove in modo frenetico, le strade sono saturate di automobili e motorini, tuk-tuk e taxi che non perdono l’occasione di fare una bella inversione a U come se nulla fosse, destreggiandosi in manovre che in Italia costerebbero la patente. È impressionante scoprire che tutto il traffico fluisce, lento o veloce che sia, senza causare incidenti: gli automobilisti non mettono frecce per svoltare o superare (indifferentemente a destra o sinistra), ma tutti hanno poteri precognitivi a quanto pare, perché nessuno finisce mai sotto una macchina o addosso ad un palo.
Bangkok è anche la città degli incontri, che mi ha fatto rivedere turisti incontrati per caso a Ko Chang, ma molto più ritrovare, in modo assolutamente casuale, un amico che non vedevo dalle scuole superiori a Venezia… Chiedetevi se in mezzo a 11 milioni di persone la cosa non vi pare strana… Sono certo che “noi turisti" ci limitiamo ad assaporare una fetta piuttosto piccola dell’intera città, che è fatta soprattutto di sobborghi e non di grattacieli e vetrine, ma anche riducendo le persone a 3-4 milioni, è incredibile lo stesso. A maggior ragione se la cosa non succede davanti alla visitatissima statua del Buddha reclinato, ma davanti ad un baracchino al sesto piano di un centro commerciale di Siam Square (un quartiere di SOLI centri commerciali). Bangkok è fatta di macchine e cemento, di odori insopportabili e spazzatura, di urla e schiamazzi, di venditori ambulanti, mercati improvvisati, bancarelle animate, centri massaggi e… tuk-tuk. "Where you go? One hour 20 baht!" Come resistere a questi richiami, e come non mandarli a quel paese dopo aver detto 10 volte di seguito "no grazie"? In realtà se non si mercanteggia , si finisce per regalare molto più di quanto non meritino. Una corsa da 6 km tondi, stimata 300 baht su di un tuk-tuk, l’abbiamo pagata su di un taxi (normale, quelli con la scritta "taxi meter") soltanto 70, con mancia di 30. Alle volte ci guardiamo sorridendo, consci di stare a tirare il prezzo sui 50 centesimi (di Euro), ma lo facciamo per principio. È un po’ come a Venezia, dove un tassista acqueo guadagna 100 Euro per una maledetta corsa fino all’aeroporto e dove la tariffa minima, per fare una tratta di 2 minuti (per chi conosce Venezia, parlo di coprire la distanza Giardini - San Zaccaria), è di 60 Euro. Mi sto perdendo col discorso… fa nulla, tanto l’altra metà del letto sta dormendo ;)
Abbiamo passato una giornata a Wat Pho e Phra Kaew, al tempio reale, a vedere e rincorrere monaci, a caccia di una bella foto, scoprendo poi che anche i monaci usano la 5D mark II, e scattano le foto ai templi proprio come me (spero non meglio!), e ridono al cellulare. Sono sorprendentemente lontani dall’immagine collettiva che ci siamo fatti di loro, chiusi in austeri templi, a pregare. In realtà, se ne stanno seduti scomposti su di un muretto, impegnati a mandare sms col cellulare, oppure riprendono spettacoli musicali con telecamera e treppiedi… Non so se questi costumi siano un aspetto globale del mondo buddista o tipici della sola Tailandia, quando andrò in Tibet lo appurerò (o dovrei dire Cina… vista la situazione!). Riprenderò il discorso al rientro in Italia…
Siamo stati al mercato, non quello galleggiante (che oramai è una chimera Disney per turisti),  ma a quello dei tailandesi, snobbato ingiustamente dalla Lonely Planet (che ancora una volta maledico per essere così votati a creare guide per americani ritardati, anziché per viaggiatori ansiosi di scoprire le culture locali). Khlong Toey è probabilmente il più grande mercato di Bangkok (se non altro per quanto riguarda il cibo), un posto dove ti vendono oche vive, le pesano, le legano e te le insacchettano. Oppure prendono rospi, assolutamente vivi, e li scuoiano al volo, prima di triturarli con una mannaia. Scene che fanno accaponare la pelle. Sorge lungo il fiume Khlong, o forse è solo un maleodorante canale di scolo, senza alcuna norma igienica, e noi siamo lì a scattare fotografie, in mezzo a liquami e putridume, un po’ ammirati ed anche un po’ inorriditi da tutto questo, mentre un piccolo varano nuota qualche metro sotto di noi. Ci vedono con la macchina fotografica, noi che sembriamo più alieni che non semplici turisti, ed eccoli sgomitare per una foto. Poi però non sembrano così entusiasti, quando il flash brilla mentre prendono un’oca per un’ala e con malagrazia la tirano in mezzo al mucchio delle altre. Scene che fanno male al cuore, ma mai quanto all’oca stessa. Anche di questo ne riparlerò, pubblicando le fotografie…
Bangkok e la Tailandia tutta sembrano aver saltato un passaggio fondamentale: hanno i nostri agi, la tv così come internet, l’iphone e l’aria condizionata… ma mancano di educazione verso il mondo, verso gli animali e la natura. Nella capitale è vietato buttare cartacce per terra, pena una multa di 2000 Baht, ma vediamo come i ragazzini buttano in mare i sacchetti di patatine, mentre noi teniamo in tasca per ore anche lo scontrino del bankomat. Dov’è l’ecologia in questo paese, ed in questa città perennemente avvolta in un mantello di smog (va detto che è molto fotogenico!)?  Anche di questo, ci ritornerò sopra… Il tempo corre, il letto si agita. È ora di prepararsi, ed uscire a scoprire ancora la città, preparandoci ad entrare nel 2012 con 6 ore di anticipo rispetto i nostri connazionali.

Quanto dovrei parlare di Bangkok, città degli angeli e delle coincidenze! Dopo il primo giorno, abbiamo pian piano abituato i nostri polmoni, e non lo dico per scherzo. Fare 40 gradini per passare un cavalcavia (qui ce ne sono ogni 500 metri più o meno) è impegnativo anche per chi, come me, non ha mai fumato… e da buon veneziano sono ben abituato ai ponti! Qui in città tutto si muove in modo frenetico, le strade sono saturate di automobili e motorini, tuk-tuk e taxi che non perdono l’occasione di fare una bella inversione a U come se nulla fosse, destreggiandosi in manovre che in Italia costerebbero la patente. È impressionante scoprire che tutto il traffico fluisce, lento o veloce che sia, senza causare incidenti: gli automobilisti non mettono frecce per svoltare o superare (indifferentemente a destra o sinistra), ma tutti hanno poteri precognitivi a quanto pare, perché nessuno finisce mai sotto una macchina o addosso ad un palo.

Bangkok è anche la città degli incontri, che mi ha fatto rivedere turisti incontrati per caso a Ko Chang, ma molto più ritrovare, in modo assolutamente casuale, un amico che non vedevo dalle scuole superiori a Venezia… Chiedetevi se in mezzo a 11 milioni di persone la cosa non vi pare strana… Sono certo che “noi turisti" ci limitiamo ad assaporare una fetta piuttosto piccola dell’intera città, che è fatta soprattutto di sobborghi e non di grattacieli e vetrine, ma anche riducendo le persone a 3-4 milioni, è incredibile lo stesso. A maggior ragione se la cosa non succede davanti alla visitatissima statua del Buddha reclinato, ma davanti ad un baracchino al sesto piano di un centro commerciale di Siam Square (un quartiere di SOLI centri commerciali). Bangkok è fatta di macchine e cemento, di odori insopportabili e spazzatura, di urla e schiamazzi, di venditori ambulanti, mercati improvvisati, bancarelle animate, centri massaggi e… tuk-tuk. "Where you go? One hour 20 baht!" Come resistere a questi richiami, e come non mandarli a quel paese dopo aver detto 10 volte di seguito "no grazie"? In realtà se non si mercanteggia , si finisce per regalare molto più di quanto non meritino. Una corsa da 6 km tondi, stimata 300 baht su di un tuk-tuk, l’abbiamo pagata su di un taxi (normale, quelli con la scritta "taxi meter") soltanto 70, con mancia di 30. Alle volte ci guardiamo sorridendo, consci di stare a tirare il prezzo sui 50 centesimi (di Euro), ma lo facciamo per principio. È un po’ come a Venezia, dove un tassista acqueo guadagna 100 Euro per una maledetta corsa fino all’aeroporto e dove la tariffa minima, per fare una tratta di 2 minuti (per chi conosce Venezia, parlo di coprire la distanza Giardini - San Zaccaria), è di 60 Euro. Mi sto perdendo col discorso… fa nulla, tanto l’altra metà del letto sta dormendo ;)

Abbiamo passato una giornata a Wat Pho e Phra Kaew, al tempio reale, a vedere e rincorrere monaci, a caccia di una bella foto, scoprendo poi che anche i monaci usano la 5D mark II, e scattano le foto ai templi proprio come me (spero non meglio!), e ridono al cellulare. Sono sorprendentemente lontani dall’immagine collettiva che ci siamo fatti di loro, chiusi in austeri templi, a pregare. In realtà, se ne stanno seduti scomposti su di un muretto, impegnati a mandare sms col cellulare, oppure riprendono spettacoli musicali con telecamera e treppiedi… Non so se questi costumi siano un aspetto globale del mondo buddista o tipici della sola Tailandia, quando andrò in Tibet lo appurerò (o dovrei dire Cina… vista la situazione!). Riprenderò il discorso al rientro in Italia…

Siamo stati al mercato, non quello galleggiante (che oramai è una chimera Disney per turisti), ma a quello dei tailandesi, snobbato ingiustamente dalla Lonely Planet (che ancora una volta maledico per essere così votati a creare guide per americani ritardati, anziché per viaggiatori ansiosi di scoprire le culture locali). Khlong Toey è probabilmente il più grande mercato di Bangkok (se non altro per quanto riguarda il cibo), un posto dove ti vendono oche vive, le pesano, le legano e te le insacchettano. Oppure prendono rospi, assolutamente vivi, e li scuoiano al volo, prima di triturarli con una mannaia. Scene che fanno accaponare la pelle. Sorge lungo il fiume Khlong, o forse è solo un maleodorante canale di scolo, senza alcuna norma igienica, e noi siamo lì a scattare fotografie, in mezzo a liquami e putridume, un po’ ammirati ed anche un po’ inorriditi da tutto questo, mentre un piccolo varano nuota qualche metro sotto di noi. Ci vedono con la macchina fotografica, noi che sembriamo più alieni che non semplici turisti, ed eccoli sgomitare per una foto. Poi però non sembrano così entusiasti, quando il flash brilla mentre prendono un’oca per un’ala e con malagrazia la tirano in mezzo al mucchio delle altre. Scene che fanno male al cuore, ma mai quanto all’oca stessa. Anche di questo ne riparlerò, pubblicando le fotografie…

Bangkok e la Tailandia tutta sembrano aver saltato un passaggio fondamentale: hanno i nostri agi, la tv così come internet, l’iphone e l’aria condizionata… ma mancano di educazione verso il mondo, verso gli animali e la natura. Nella capitale è vietato buttare cartacce per terra, pena una multa di 2000 Baht, ma vediamo come i ragazzini buttano in mare i sacchetti di patatine, mentre noi teniamo in tasca per ore anche lo scontrino del bankomat. Dov’è l’ecologia in questo paese, ed in questa città perennemente avvolta in un mantello di smog (va detto che è molto fotogenico!)? Anche di questo, ci ritornerò sopra… Il tempo corre, il letto si agita. È ora di prepararsi, ed uscire a scoprire ancora la città, preparandoci ad entrare nel 2012 con 6 ore di anticipo rispetto i nostri connazionali.

Bangkok da incubo!?

L’arrivo è stato sorprendente, in mezzo a tante luci e colori, smog e rumore.. Ma un assaggio di tutto questo lo avevamo già avuto. Finalmente in albergo, abbiamo toccato con mano una struttura più lussuosa, senz’altro distante dallo stile più tradizionale: camera ben rifinita, bagno curato, pulizia assoluta. E sicurezza impeccabile, porte con codice di sicurezza e dispositivi “con scheda”. Distrutti del viaggio, e già covando una latente “diarrea del viaggiatore”, ci siamo buttati a letto guardando Spiderman in lingua originale, per fortuna ci sono anche canali non thai!

Day one - Inutile dire che abbiamo iniziato con Imodium, che però ha faticato a fare effetto. Danni minori per la mia compagna di vita e di viaggio, ben più fastidiosi per il sottoscritto, che nelle passeggiate in mezzo alla gente dei mercati ha sofferto (non poco) anche il sobbalzare della 5D sulla pancia ;( Visitato quindi MBK e Chinatown (quest’ultima deludentissima!) e riscoprendo ancora una volta l’inesattezza puntuale di Lonely Planet, che sembra abbia mandato un cieco a visitare la città… Un avvio faticoso senza dubbio… Poche le fotografie ben riuscite e meno ancora le situazioni stimolanti!

Verso Bangkok

Lasceremo in capo ad un paio d’ore l’isola dell’elefante (Ko Chang) alla volta della capitale. Ce ne andiamo con un po’ di rammarico, rimpiangendo di esser stati così poco in questo posto. Il buon fotografo che è in me ha ben pensato di dedicarsi alla fotografia subacquea… Son certo che i fotografi di NG siano dei fenomeni, ma davvero, avvicinare la fauna marina sembra esser molto più semplice che farlo con quella terrestre. Certamente cambiano i mezzi: la mia compattina contro le reflex dentro gli “scafandri” e luci da paura… è stata comunque una nuova esperienza, anche se comporre sui 4:3 è proprio fastidioso per chi non ci è abituato… Potrei abituarmi al formato quasi quadrato delle Hassy (ma và?) od anche alla vecchia 6x6 che prima o poi mi prenderò! Tornando all’isola, sembra che il turismo sia approdato ma non ancora in modo massiccio, contrariamente a quanto è avvenuto a Phuket. Le spiagge sono tuttavia ben nutrite di compatrioti e tedeschi, i primi single e TUTTI uomini, i secondi con le famiglie ed i bambini. Mi riesce difficile non generalizzare, quando il sintomo di questa situazione (vedere la Tailandia come una meta per vacanze a sfondo sessuale) è tanto acuto. Parlando in modo pratico, prendete la guida di Lonely Planet e buttatela nel cesso: la dec

A proposito di massaggi thailandesi… So che il fotografo ed il suo blog dovrebbero parlare d’altro, ma come fare a resistere?
Del resto, se voi steste per partire, qualche piccola delucidazione può risultare alquanto utile. Partiamo dal presupposto che, a seconda della località, anche le tipologie di massaggio cambiano, ma fondamentalmente, che scrivano massaggio “thai”, “alle erbe”, “con aloe vera”, “con olio”, “con olio di cocco”, “ai piedi”, “schiena e faccia”, “collo e spalle”… o addirittura il super turistico (trovato del resto solo a Ko Chang) “anticellulite”… tutti hanno un’impronta di tipicità thai, dove il dolore, anche se si chiede “no strong… relax” e loro ti guardano sadici e ti rassicurano…  è garantito!
Dopo questo periodo infinito, prendiamoci un attimo di respiro. In sostanza, preparatevi a sentire, almeno un pò, di dolore. Personalmente soffro un pochino quando mi “lavorano” le spalle, mentre lo stretching alla schiena è una vera goduria!!
Qualche consiglio da chi ha provato davvero tanti e tanti massaggi:
- il thai massage è molto intenso, e va eseguito da persone veramente professionali e sapienti. Potrebbero “toccarvi” nel punto sbagliato, ed a quel punto sarebbero seriamente dolori. Nelle zone turistiche, scegliete sempre un centro che vi dia un’impressione di professionalità, anche se questo significa spendere 100 baht in più (che vi ricordo essere, al cambio attuale, 2,50 euro circa). 
- evitate i massaggiatori sulla spiaggia. Oltre alla loro dubbia serietà, farsi i massaggi davanti a tutti, col chiasso dei bambini che giocano e la gente che strepita, a me infastidisce non poco… poi vedete voi!
- nel dubbio, chiedete un massaggio rilassante. Se capirete poi di esser di fronte a qualcuno di competente (la vostra schiena lo capirà), chiedete di “darci dentro”
- il momento migliore per fare i massaggi, almeno per me, è la sera, al termine di una giornata in giro per bancherelle, spiagge, foreste o quel che vi piace fare. Ricordatevi però di farli prima di cena e lontano dai pasti. La digestione può provocare la formazione di gas intestinale, davvero poco gradevole da trattenere, ma senz’altro troppo imbarazzante da sganciare sotto il naso della massaggiatrice. Se siete persone soggette a questo problema, state attente davvero.
- ricordatevi di parlare a bassa voce, perché vi saranno senza dubbio altre persone. Non vi è nulla di più sgradevole che affrontare un massaggio con dei cialtroni fuori della tenda che schiamazzano e ridono (mi è capitato ieri sera, ho tirato un colpo di tosse MOLTO forte nella speranza che capissero… mi sono davvero alterato)
- la mancia alla massaggiatrice è gradita, non obbligatoria, ma ricordatevi che già 40 baht sono una bella somma (un Euro). Deve comunque essere proporzionale al costo del massaggio.
- massaggio thai com happy ending? Quante se ne sentono. Personalmente, non mi è mai capitato di trovarmi in un centro così poco professionale, ma ce ne sono senz’altro, specie a Bangkok. So che per molti maschietti la cosa suona piacevole, ma va anche detto che è comunque fomentare una forma di prostituzione di cui questo paese è già esageratamente testimone. Seppure la situazione sia migliore della confinante Cambogia, vi invito col cuore a leggere il libro di Somaly Mam sulla prostituzione (minorile e non) e sulla barbarie che queste donne sono costrette a subire. Se vi fanno intendere che ci potrà essere quel “di più”, evitate di fare i barbari, e declinate l’offerta. Alcuni potrebbero obbiettare dicendo che per queste povere sciagurate è un modo di guadagnarsi da vivere… nessuno vi vieta di dare loro il corrispettivo senza dover approfittare della loro condizione.

Un post scriptum per tutti i miei connazionali, che vengono qui e si sentono dei fighi a girare a braccetto con una thailandese: restate degli sfigati!

A proposito di massaggi thailandesi… So che il fotografo ed il suo blog dovrebbero parlare d’altro, ma come fare a resistere?
Del resto, se voi steste per partire, qualche piccola delucidazione può risultare alquanto utile. Partiamo dal presupposto che, a seconda della località, anche le tipologie di massaggio cambiano, ma fondamentalmente, che scrivano massaggio “thai”, “alle erbe”, “con aloe vera”, “con olio”, “con olio di cocco”, “ai piedi”, “schiena e faccia”, “collo e spalle”… o addirittura il super turistico (trovato del resto solo a Ko Chang) “anticellulite”… tutti hanno un’impronta di tipicità thai, dove il dolore, anche se si chiede “no strong… relax” e loro ti guardano sadici e ti rassicurano… è garantito!
Dopo questo periodo infinito, prendiamoci un attimo di respiro. In sostanza, preparatevi a sentire, almeno un pò, di dolore. Personalmente soffro un pochino quando mi “lavorano” le spalle, mentre lo stretching alla schiena è una vera goduria!!
Qualche consiglio da chi ha provato davvero tanti e tanti massaggi:
- il thai massage è molto intenso, e va eseguito da persone veramente professionali e sapienti. Potrebbero “toccarvi” nel punto sbagliato, ed a quel punto sarebbero seriamente dolori. Nelle zone turistiche, scegliete sempre un centro che vi dia un’impressione di professionalità, anche se questo significa spendere 100 baht in più (che vi ricordo essere, al cambio attuale, 2,50 euro circa).
- evitate i massaggiatori sulla spiaggia. Oltre alla loro dubbia serietà, farsi i massaggi davanti a tutti, col chiasso dei bambini che giocano e la gente che strepita, a me infastidisce non poco… poi vedete voi!
- nel dubbio, chiedete un massaggio rilassante. Se capirete poi di esser di fronte a qualcuno di competente (la vostra schiena lo capirà), chiedete di “darci dentro”
- il momento migliore per fare i massaggi, almeno per me, è la sera, al termine di una giornata in giro per bancherelle, spiagge, foreste o quel che vi piace fare. Ricordatevi però di farli prima di cena e lontano dai pasti. La digestione può provocare la formazione di gas intestinale, davvero poco gradevole da trattenere, ma senz’altro troppo imbarazzante da sganciare sotto il naso della massaggiatrice. Se siete persone soggette a questo problema, state attente davvero.
- ricordatevi di parlare a bassa voce, perché vi saranno senza dubbio altre persone. Non vi è nulla di più sgradevole che affrontare un massaggio con dei cialtroni fuori della tenda che schiamazzano e ridono (mi è capitato ieri sera, ho tirato un colpo di tosse MOLTO forte nella speranza che capissero… mi sono davvero alterato)
- la mancia alla massaggiatrice è gradita, non obbligatoria, ma ricordatevi che già 40 baht sono una bella somma (un Euro). Deve comunque essere proporzionale al costo del massaggio.
- massaggio thai com happy ending? Quante se ne sentono. Personalmente, non mi è mai capitato di trovarmi in un centro così poco professionale, ma ce ne sono senz’altro, specie a Bangkok. So che per molti maschietti la cosa suona piacevole, ma va anche detto che è comunque fomentare una forma di prostituzione di cui questo paese è già esageratamente testimone. Seppure la situazione sia migliore della confinante Cambogia, vi invito col cuore a leggere il libro di Somaly Mam sulla prostituzione (minorile e non) e sulla barbarie che queste donne sono costrette a subire. Se vi fanno intendere che ci potrà essere quel “di più”, evitate di fare i barbari, e declinate l’offerta. Alcuni potrebbero obbiettare dicendo che per queste povere sciagurate è un modo di guadagnarsi da vivere… nessuno vi vieta di dare loro il corrispettivo senza dover approfittare della loro condizione.

Un post scriptum per tutti i miei connazionali, che vengono qui e si sentono dei fighi a girare a braccetto con una thailandese: restate degli sfigati!

Arrivati a Ko Chang, per il Natale Thai abbiamo deciso di viziarci un pochino in più, scegliendo un resort & spa… dopo aver fatto i barboni in tenda ci rilassiamo nella seconda isola più grande di Tailandia, e per fortuna molto meno turistica di Phuket! Acque e spiagge più pulite, ristoranti e pesce fresco a volontà. Doveroso il noleggio di un motorino per poter girare l’isola, che è un continuo su e giù: saremo anche ridicoli agli occhi dei tailandesi, ma i tornanti io li faccio ai 3 all’ora!! 
Non ci resta che rilassarci, godere del sole, del bel mare e dell’ottimo cibo… ma lungi da noi la cucina Thai… ;) almeno per un po’!

Arrivati a Ko Chang, per il Natale Thai abbiamo deciso di viziarci un pochino in più, scegliendo un resort & spa… dopo aver fatto i barboni in tenda ci rilassiamo nella seconda isola più grande di Tailandia, e per fortuna molto meno turistica di Phuket! Acque e spiagge più pulite, ristoranti e pesce fresco a volontà. Doveroso il noleggio di un motorino per poter girare l’isola, che è un continuo su e giù: saremo anche ridicoli agli occhi dei tailandesi, ma i tornanti io li faccio ai 3 all’ora!!
Non ci resta che rilassarci, godere del sole, del bel mare e dell’ottimo cibo… ma lungi da noi la cucina Thai… ;) almeno per un po’!

Khao Yai, camping area. Alicia ed io alle prese con un cervo abbaiatore, senz’altro il più mansueto delle bestie della Thailandia.
Giornata fitta d’incontri, prima con un serpente, poi con un varano malese. Per fortuna, protetti dentro una macchina, per sfortuna, sprovvisti di reflex!

Siamo partiti stamattina da Ayutthaya con qualche ora di ritardo, perchè non ho sentito la sveglia :( abbiamo preso un autobus dalla stazione e in circa due ore siamo arrivati a destinazione: Lop Buri (pronuncia “lopbuli”), la città delle scimmie. Ci siamo subito diretti verso il Nett Hotel, come suggerito dalla guida Lonely Planet… che mai più ascolteremo. La camera puzza di muffa, le finestre sono sprangate a causa delle scimmie; non paghi di questo disagio, la camera è invasa di formiche… ma come dice l’omino della reception, “we have hot shower”… tante grazie! A parte la sistemazione, ci siamo fiondati al tempio delle scimmie dove abbiamo trascorso l’intera giornata, a far foto a cuccioli irrequieti e madri un po’ meno socievoli. Per il resto, il paese si spegne al calar del sole; rimangono piccoli chioschi e nessun turista per le strade. 
Se vi capita di passare per Ayutthaya, o se state andando a Chang Mai, fermatevi anche solo per un paio d’ore… ne vale assolutamente la pena!!

Siamo partiti stamattina da Ayutthaya con qualche ora di ritardo, perchè non ho sentito la sveglia :( abbiamo preso un autobus dalla stazione e in circa due ore siamo arrivati a destinazione: Lop Buri (pronuncia “lopbuli”), la città delle scimmie. Ci siamo subito diretti verso il Nett Hotel, come suggerito dalla guida Lonely Planet… che mai più ascolteremo. La camera puzza di muffa, le finestre sono sprangate a causa delle scimmie; non paghi di questo disagio, la camera è invasa di formiche… ma come dice l’omino della reception, “we have hot shower”… tante grazie! A parte la sistemazione, ci siamo fiondati al tempio delle scimmie dove abbiamo trascorso l’intera giornata, a far foto a cuccioli irrequieti e madri un po’ meno socievoli. Per il resto, il paese si spegne al calar del sole; rimangono piccoli chioschi e nessun turista per le strade.
Se vi capita di passare per Ayutthaya, o se state andando a Chang Mai, fermatevi anche solo per un paio d’ore… ne vale assolutamente la pena!!

La nostra giornata a Lop Buri, spesa interamente a giocare con un centinaio di scimmie impazzite :)

Attenzioni alle scimmie feroci… Grazie del consiglio, non ce ne frega nulla. In fondo nessuno ci può strappare il nostro spirito d’avventura e la voglia di scoprire il mondo. È per questo che mercoledì mattina siamo partiti verso la cima delle cascate, in un trekking da 5 ore (va detto che ci fermavamo ogni 7 secondi per scattare una fotografia), alla ricerca delle scimmie “feroci”. Le abbiamo trovate, infine, alla quinta cascata: pochi adulti, molti i cuccioli, pronti a darsele di santa ragione, saltandosi addosso, mordendosi, tirandosi la coda… Il tutto a pochi metri dalle nostre teste. Noi fotografi abbiamo ben pensato di scattare a più non posso, esponendo per le ombre quando le scimmie volavano tra i rami, aggiustando poi quando si trattava di fotografarle nell’acqua. La macchina impostata su tempi veloci, per non rischiare il mosso, diaframma moderatamente aperto per evitare di usare ISO superiori agli 800 (anche se con la 5DmkII potrei arrivare a 1600 senza troppa perdita). Puro spettacolo. Ogni tanto qualche scimmia mi ha ringhiato contro, forse per essermi avvicinato eccessivamente… Ma ho avuto molta più paura dei maiali impazziti al tempio della tigre!!
Alla fine, siamo rientrati senza problemi alla base.
Indicazioni per chi volesse visitare la zona di Kanchanaburi: da Bangkok, prendete un taxi fino alla stazione degli autobus centrale, vi costerà 500-700 Baht. Quindi prendete un bus per Kanchabanuri, 100 Baht o forse meno, 2 ore di percorso. Da Kanchanaburi chiedete ad un tuk-tuk di portarvi nelle guesthouse, naturalmente cercheranno di portarvi laddove prendono una commissione… Noi con 60 Baht siamo stati portati davanti alla Noblenight, che si è scoperta essere molto buona, pulita e in una buona posizione. Costo 650 Baht a notte. Da lì, non perdetevi una cena al Sri, ristorantino che trovate di fronte al 7Eleven, non potete sbagliare. Cibo di qualità e buon servizio; evitate invece il The Hut, dove ci hanno serviti una poltiglia che doveva esser riso ed il servizio è stato mediocre. 
Poco fuori dalla zona guesthouse, chiedendo indicazioni per non sbagliare, potete raggiungere un bel mercatino notturno a misura di Thailandesi: pochi infatti i turisti che si aggirano per la zona. Approfittatene per mangiare qualcosa dai chioschi ambulanti: consigliamo spassionatamente delle palline di pastella fritta.
Per raggiungere Tiger temple, invece, chiedete alla vostra guesthouse, generalmente vi offrirà un pulmino di andata-ritorno al modico prezzo di 150 Baht. L’ammissione al tempio costa altri 600 Baht. Come già detto, non la riteniamo dal punto di vista etico una barbarie… Ricordiamo anche che le tigri restano pur sempre felini, e dormono 18 ore al giorno, senza contare che l’ora delle visite è quella più calda della giornata: è naturale che gli animali sembrino narcotizzati… Per noi è solo spossatezza! Ci sarà una prima, deludentissima fila per farsi fare sciocche foto con le tigri… Poi potrete vagare liberi per il parco, andando quindi ad incontrare i giocosi cuccioli e glli altri animali presenti.
Per raggiungere invece le cascate di Erawan, prendete dalla stazione centrale (30 min a piedi dalle guesthouse) il bus diretto, costa 50 Baht a testa, parte ogni 2 ore, il primo alle 8 in punto. L’ultimo bus di ritorno è alle 16. Costo per il parco 200 Baht. Ricordatevi di non dare da mangiare ai pesci, se vi vedono sono 500 Baht di multa (nb: lo abbiamo letto DOPO aver dato loro il pane, per fortuna niente multe)… Idem per le scimmie, evitate anche soltanto di armeggiare con gli zaini, potrebbero puntarvi credendo stiate cercando del cibo.
A dieci minuti dalle guesthouse, accanto al mercato notturno, c’è la stazione dei treni. Con 100 Baht arriverete a Thonburi (pronuncia “tonbuli”), 3 ore di percorso. Da lì però dovrete comunque prendere un taxi fino alla stazione degli autobus di Bangkok, 150 Baht circa, per prendere poi un bus per la vostra nuova destinazione: con 100 Baht si arriva ad Ayutthaya, 2 ore. In alternativa, alle 13,30 parte una navetta Kanchanaburi-Ayutthaya direttamente dalla zona guesthouse, costa 400 Baht e impiega 2 ore e mezzo. Non ci siamo informati se dalla stazione dei bus di Kanchanaburi ne partono di pubblici, informatevi quando andrete ad Erawan.

Arrivati ad Ayutthaya, prendete un tuk-tuk, costano poco davvero. Abbiamo erroneamente prenotato un resort abbastanza fuorimano (6 km dal centro), costo 1000 Baht comprensivo di sontuosa colazione (appena finito di farla!!). Il tuk-tuk ci è costato solo 150 Baht. Prenotate invece una volta arrivati, nelle zone di Th Naresuan troverete comodi alloggi: abbiamo prenotato per 490 Baht presso hotel Ayothaya. Ad ogni modo, prenotare come abbiamo fatto noi al Ban Sabaidee non è stato male: aiuterete questo posto che è stato massacrato dalla pioggia… hanno appena ridipinto le pareti, l’acqua è entrata nell’hotel raggiungendo il metro e più di altezza! Le baracche nella zona non hanno ancora l’acqua corrente, chiedono offerte per aiutarli. Detto questo, essere decentrati ci ha costretti al noleggio di un motorino che ho guidato io, primissima volta per me, che nonostante 25enne, ho preso la patente B pochi mesi fa. Guidare al contrario e in un paese in cui il codice della strada sembra non esistere affatto, si è rivelato in realtà molto piú semplice del previsto… Anche se svoltare a destra negli incroci è da farsi con la massima cautela. Inizialmente svoltavo solo a sinistra, e per andare a destra giravo attorno all’isolato sempre a sinistra finchè mi ritrovavo col muso nella giusta direzione: mi son sentito tanto Derek Zoolander, il modello che non sapeva fare la svolta a destra!! A fine serata ci siamo divertiti nei mercatini notturni di U-Thong, e prima abbiamo cenato in un ristorante Giapponese, cosa che mai più faremo (non tanto per i sapori, quanto per la nostra inettitudine.. dovevamo farci praticamente da mangiare da soli, nel pentolone di acqua bollente posto in mezzo al tavolo… per pagare è stato un parto, nessuno capiva l’inglese!).
Oggi tocca il centro di Ayutthaya, i templi e la zona storica, che ieri non abbiamo visto perchè chiude alle 16. 
Attenzione che Ayutthaya non è affatto una città a misura di turisti, in giro ne abbiamo visti davvero pochi… Sembra che nessuno sappia l’inglese decentemente… Inizieremo a studiare un po’ di tailandese! 
Ora doccia, tuk-tuk e centro… Sawadee!!

Attenzioni alle scimmie feroci… Grazie del consiglio, non ce ne frega nulla. In fondo nessuno ci può strappare il nostro spirito d’avventura e la voglia di scoprire il mondo. È per questo che mercoledì mattina siamo partiti verso la cima delle cascate, in un trekking da 5 ore (va detto che ci fermavamo ogni 7 secondi per scattare una fotografia), alla ricerca delle scimmie “feroci”. Le abbiamo trovate, infine, alla quinta cascata: pochi adulti, molti i cuccioli, pronti a darsele di santa ragione, saltandosi addosso, mordendosi, tirandosi la coda… Il tutto a pochi metri dalle nostre teste. Noi fotografi abbiamo ben pensato di scattare a più non posso, esponendo per le ombre quando le scimmie volavano tra i rami, aggiustando poi quando si trattava di fotografarle nell’acqua. La macchina impostata su tempi veloci, per non rischiare il mosso, diaframma moderatamente aperto per evitare di usare ISO superiori agli 800 (anche se con la 5DmkII potrei arrivare a 1600 senza troppa perdita). Puro spettacolo. Ogni tanto qualche scimmia mi ha ringhiato contro, forse per essermi avvicinato eccessivamente… Ma ho avuto molta più paura dei maiali impazziti al tempio della tigre!!
Alla fine, siamo rientrati senza problemi alla base.
Indicazioni per chi volesse visitare la zona di Kanchanaburi: da Bangkok, prendete un taxi fino alla stazione degli autobus centrale, vi costerà 500-700 Baht. Quindi prendete un bus per Kanchabanuri, 100 Baht o forse meno, 2 ore di percorso. Da Kanchanaburi chiedete ad un tuk-tuk di portarvi nelle guesthouse, naturalmente cercheranno di portarvi laddove prendono una commissione… Noi con 60 Baht siamo stati portati davanti alla Noblenight, che si è scoperta essere molto buona, pulita e in una buona posizione. Costo 650 Baht a notte. Da lì, non perdetevi una cena al Sri, ristorantino che trovate di fronte al 7Eleven, non potete sbagliare. Cibo di qualità e buon servizio; evitate invece il The Hut, dove ci hanno serviti una poltiglia che doveva esser riso ed il servizio è stato mediocre.
Poco fuori dalla zona guesthouse, chiedendo indicazioni per non sbagliare, potete raggiungere un bel mercatino notturno a misura di Thailandesi: pochi infatti i turisti che si aggirano per la zona. Approfittatene per mangiare qualcosa dai chioschi ambulanti: consigliamo spassionatamente delle palline di pastella fritta.
Per raggiungere Tiger temple, invece, chiedete alla vostra guesthouse, generalmente vi offrirà un pulmino di andata-ritorno al modico prezzo di 150 Baht. L’ammissione al tempio costa altri 600 Baht. Come già detto, non la riteniamo dal punto di vista etico una barbarie… Ricordiamo anche che le tigri restano pur sempre felini, e dormono 18 ore al giorno, senza contare che l’ora delle visite è quella più calda della giornata: è naturale che gli animali sembrino narcotizzati… Per noi è solo spossatezza! Ci sarà una prima, deludentissima fila per farsi fare sciocche foto con le tigri… Poi potrete vagare liberi per il parco, andando quindi ad incontrare i giocosi cuccioli e glli altri animali presenti.
Per raggiungere invece le cascate di Erawan, prendete dalla stazione centrale (30 min a piedi dalle guesthouse) il bus diretto, costa 50 Baht a testa, parte ogni 2 ore, il primo alle 8 in punto. L’ultimo bus di ritorno è alle 16. Costo per il parco 200 Baht. Ricordatevi di non dare da mangiare ai pesci, se vi vedono sono 500 Baht di multa (nb: lo abbiamo letto DOPO aver dato loro il pane, per fortuna niente multe)… Idem per le scimmie, evitate anche soltanto di armeggiare con gli zaini, potrebbero puntarvi credendo stiate cercando del cibo.
A dieci minuti dalle guesthouse, accanto al mercato notturno, c’è la stazione dei treni. Con 100 Baht arriverete a Thonburi (pronuncia “tonbuli”), 3 ore di percorso. Da lì però dovrete comunque prendere un taxi fino alla stazione degli autobus di Bangkok, 150 Baht circa, per prendere poi un bus per la vostra nuova destinazione: con 100 Baht si arriva ad Ayutthaya, 2 ore. In alternativa, alle 13,30 parte una navetta Kanchanaburi-Ayutthaya direttamente dalla zona guesthouse, costa 400 Baht e impiega 2 ore e mezzo. Non ci siamo informati se dalla stazione dei bus di Kanchanaburi ne partono di pubblici, informatevi quando andrete ad Erawan.

Arrivati ad Ayutthaya, prendete un tuk-tuk, costano poco davvero. Abbiamo erroneamente prenotato un resort abbastanza fuorimano (6 km dal centro), costo 1000 Baht comprensivo di sontuosa colazione (appena finito di farla!!). Il tuk-tuk ci è costato solo 150 Baht. Prenotate invece una volta arrivati, nelle zone di Th Naresuan troverete comodi alloggi: abbiamo prenotato per 490 Baht presso hotel Ayothaya. Ad ogni modo, prenotare come abbiamo fatto noi al Ban Sabaidee non è stato male: aiuterete questo posto che è stato massacrato dalla pioggia… hanno appena ridipinto le pareti, l’acqua è entrata nell’hotel raggiungendo il metro e più di altezza! Le baracche nella zona non hanno ancora l’acqua corrente, chiedono offerte per aiutarli. Detto questo, essere decentrati ci ha costretti al noleggio di un motorino che ho guidato io, primissima volta per me, che nonostante 25enne, ho preso la patente B pochi mesi fa. Guidare al contrario e in un paese in cui il codice della strada sembra non esistere affatto, si è rivelato in realtà molto piú semplice del previsto… Anche se svoltare a destra negli incroci è da farsi con la massima cautela. Inizialmente svoltavo solo a sinistra, e per andare a destra giravo attorno all’isolato sempre a sinistra finchè mi ritrovavo col muso nella giusta direzione: mi son sentito tanto Derek Zoolander, il modello che non sapeva fare la svolta a destra!! A fine serata ci siamo divertiti nei mercatini notturni di U-Thong, e prima abbiamo cenato in un ristorante Giapponese, cosa che mai più faremo (non tanto per i sapori, quanto per la nostra inettitudine.. dovevamo farci praticamente da mangiare da soli, nel pentolone di acqua bollente posto in mezzo al tavolo… per pagare è stato un parto, nessuno capiva l’inglese!).
Oggi tocca il centro di Ayutthaya, i templi e la zona storica, che ieri non abbiamo visto perchè chiude alle 16.
Attenzione che Ayutthaya non è affatto una città a misura di turisti, in giro ne abbiamo visti davvero pochi… Sembra che nessuno sappia l’inglese decentemente… Inizieremo a studiare un po’ di tailandese!
Ora doccia, tuk-tuk e centro… Sawadee!!

Ne sono successe davvero moltissime! Sveglia alle sette e quindi autobus alle otto dalla stazione centrale, destinazione Erawan waterfall. Abbiamo visto le scimmie fare il bagno, i cuccioli saltare sopra le nostre teste!! 
Il mattino seguente abbiamo preso un treno per Thonburi, quindi un taxi fino alla stazione centrale di Bangkok ed un bus per Ayutthaya! Riesco a malapena a scrivere, sono stanco morto :) ma scenderó nei dettagli nei prossimi giorni… 
ps per papà e mamma: ho guidato un motorino tutto il giorno in mezzo al traffico di Ayutthaya… ;)

Ne sono successe davvero moltissime! Sveglia alle sette e quindi autobus alle otto dalla stazione centrale, destinazione Erawan waterfall. Abbiamo visto le scimmie fare il bagno, i cuccioli saltare sopra le nostre teste!!
Il mattino seguente abbiamo preso un treno per Thonburi, quindi un taxi fino alla stazione centrale di Bangkok ed un bus per Ayutthaya! Riesco a malapena a scrivere, sono stanco morto :) ma scenderó nei dettagli nei prossimi giorni…
ps per papà e mamma: ho guidato un motorino tutto il giorno in mezzo al traffico di Ayutthaya… ;)

Una giornata al parco di Erawan, Kanchanaburi, nostro ultimo giorno nelle province dell’ovest.

Sera del terzo giorno, Kanchanaburi. Finalmente abbiamo recuperato il jet lag, ci son voluti due massaggi thai e una dormita atomica… Siamo stati al Tempio della tigre, non troppo distante dalla nostra guesthouse. Abbiamo toccato con mano la realtà di questo posto tanto amato quanto criticato dalla gente… Certo è vero che le tigri adulte sembrino imbambolate, ma è probabile semplicemente che siano ben addomesticate. Di contro i cuccioli sono molto più attivi e scapestrati… Il posto è piacevole, ci sono molti altri animali da poter toccare o guardare da lontano, a seconda del loro carattere ed anche del vostro coraggio! L’unico che davvero faceva pena era un orso malese (sun bear) obeso, triste esempio di come la cattività lo abbia reso inattivo. 
Ad ogni modo interessante giornata, e tante le fotografie tra tigri, orsi, serow, cerbiatti (più o meno), scrofe e altre bestie…
Per chiudere la serata, siamo stati ad un mercato notturno colorato e dai mille odori, in mezzo a bancarelle di ogni sorta. Un po’ di shopping, quindi cibo e stuzzichini (buffo mangiare il primo wafel della mia vita proprio qui) e adesso a nanna, anche se è presto. Domattina sveglia all’alba e gita full day ad Erawan Park

In foto: un monaco ed un cucciolo di tigre. A sorpresa di tutti, il tigrotto ha rotto il collare, andandosene per i fatti suoi…

ps: le tigri puzzano!

Sera del terzo giorno, Kanchanaburi. Finalmente abbiamo recuperato il jet lag, ci son voluti due massaggi thai e una dormita atomica… Siamo stati al Tempio della tigre, non troppo distante dalla nostra guesthouse. Abbiamo toccato con mano la realtà di questo posto tanto amato quanto criticato dalla gente… Certo è vero che le tigri adulte sembrino imbambolate, ma è probabile semplicemente che siano ben addomesticate. Di contro i cuccioli sono molto più attivi e scapestrati… Il posto è piacevole, ci sono molti altri animali da poter toccare o guardare da lontano, a seconda del loro carattere ed anche del vostro coraggio! L’unico che davvero faceva pena era un orso malese (sun bear) obeso, triste esempio di come la cattività lo abbia reso inattivo.
Ad ogni modo interessante giornata, e tante le fotografie tra tigri, orsi, serow, cerbiatti (più o meno), scrofe e altre bestie…
Per chiudere la serata, siamo stati ad un mercato notturno colorato e dai mille odori, in mezzo a bancarelle di ogni sorta. Un po’ di shopping, quindi cibo e stuzzichini (buffo mangiare il primo wafel della mia vita proprio qui) e adesso a nanna, anche se è presto. Domattina sveglia all’alba e gita full day ad Erawan Park

In foto: un monaco ed un cucciolo di tigre. A sorpresa di tutti, il tigrotto ha rotto il collare, andandosene per i fatti suoi…

ps: le tigri puzzano!

Piccola nostalgia del cibo italiano, se non altro perchè qui c’è l’abitudine a riempire tutto d’aglio e di friggere a più non posso… Buono, tutto troppo buono, ma la digestione è lunga e faticosa. Ci siamo trasferiti a Kanchanaburi, Noble night guesthouse, zona un po’ troppo turistica per i miei gusti. Oggi andremo ad abbracciare le tigri, foto a più non posso. Un saluto ai miei genitori, e agli altri che seguono il blog.
Appena troveró un internet coffee ne approfitteró per caricare qualche scatto dalla reflex, per ora accontentiamoci di quelle del cellulare.

In foto: la nostra prima cena (di Alicia, io son vegetariano!) consistente in maiale in strane salse e riso in salse altrettanto strane…

Piccola nostalgia del cibo italiano, se non altro perchè qui c’è l’abitudine a riempire tutto d’aglio e di friggere a più non posso… Buono, tutto troppo buono, ma la digestione è lunga e faticosa. Ci siamo trasferiti a Kanchanaburi, Noble night guesthouse, zona un po’ troppo turistica per i miei gusti. Oggi andremo ad abbracciare le tigri, foto a più non posso. Un saluto ai miei genitori, e agli altri che seguono il blog.
Appena troveró un internet coffee ne approfitteró per caricare qualche scatto dalla reflex, per ora accontentiamoci di quelle del cellulare.

In foto: la nostra prima cena (di Alicia, io son vegetariano!) consistente in maiale in strane salse e riso in salse altrettanto strane…